Bingo si scrive con la “Y”

Creare un marchio sembra la cosa più difficile del mondo, eppure non lo è. Diventa semplice quando lavori con aziende che amano il “Why not”, che credono nella semplicità e nella pulizia di un’idea. Poter creare un nuovo Brand mi ha sempre affascinato proprio perchè si deve riuscire a trasmettere un concetto, una filosofia, una storia, tutta in un unico segno grafico, in un’unica parola. E quando la sfida è di creare un marchio per dare una nuova immagine alle sale Bingo d’Italia, ti domandi cos’altro si può inventare per poter evitare di cadere nella scontatezza di chiamarle Las Vegas, Bingo Night, Play Bingo,  Play room, Byngo live…. Proprio per questo la soluzione spesso è più vicina di quanto si creda. E così ho rielaborato Bingo con Byngo. Qualcuno lo legge Baingo, ma chi se ne frega. Graficamente è molto forte, i colori richiamano il panno da gioco di una Poker room e la forma lineare ricorda Better win (perchè c’è sempre da imparare). Il Brand è servito, anzi, servyto.

_Ideazione e realizzazione grafica logo Byngo / visual merchandising / vetrofanie / menù / personalizzazione interno sale / personalizzazione nuove slot

Manostorti™: maglieria e lifestyle in un’unico “touch”

Ci sono casi, sporadici, dove il risultato di un progetto viene rispettato a tal punto, da diventare esecutivo nella perfezione di una sinergia assoluta. È quando il cliente non necessariamente ha le idee chiare, ma si fida del professionista. Questi progetti hanno la bellezza del lavoro di squadra, l’ambizione collettiva, il rispetto della professionalità. Ed è proprio il risultato ad essere la conferma che è proprio così che si dovrebbe lavorare: sempre. Ci vuole cultura. Tanta. E passione. E intuito. Ma alla fine ci si può guardare negli occhi e darsi una stretta di mano, consapevoli che ognuno ha dato il massimo. E così, un prodotto di moda che parte dalla maglieria di alta qualità, si trasforma in total look, e quindi brand a tutti gli effetti. Il suo nome è Manostorti™ e nasce dall’idea che la “mano”, il “touch” siano talmente unici, da essere la caratteristica primaria che contraddistingue il prodotto Manostorti™. Un colore, una sorta di sottolineatura gialla contraddistingue i materiali e, qualche volta, anche il prodotto. Uno stile senza tempo, che prende ispirazione dagli anni ’50 sviluppando una collezione sobria con un tocco di modernità. Dal brand, al visual, dal sito al negozio, dall’hang-tag al servizio fotografico, passando dalla Mission al Life style. Quando si parla di immagine coordinata è così che deve andare. Provare (vedere e toccare) per credere.

www.manostorti.it

Foto Ruggero Zigliotto

www.bobos.it


_Ideazione e realizzazione grafica logo Manostorti™_definizione dettagliata Mission Book_progettazione hang-tag, shopper, appenderia_progettazione e realizzazione grafica visual merchandising_direzione artistica immagine pubblicitaria -casting -coordinamento fornitori -scelta del fotografo -impaginazione grafica campagne pubblicitarie_progettazione punto vendita -definizione illuminazione -definizione pavimentazione -arredamento interno -coordinamento squadra restauro _direzione artistica sito internet  -coordinamento fornitori -supervisione


Patologia clinica dell’età avanzata

È dal 2002 che collaboriamo con il Laboratorio di Chimica Clinica ed Ematologia e per questo è il cliente più storico che abbiamo. Devo ringraziare il Prof. La Greca che nel 2000 ci fece realizzare il logo ancora attuale dell’ULSS 6 e sucessivamente il Direttore Dr. Giuliano Soffiati che ci commissionò la realizzazione del logo Simel, del Laboratorio di Chimica Clinica ed Ematologia dell’Ospedale di Vicenza e tutti i depliant di presentazione dei convegni dal 2002. Diciamo che il primo lavoro fu il più difficile visto che il titolo del convegno era “Diagnostica di laboratorio: gli esami sulle urine”. E forse è anche per questo che siamo diventati suoi fedeli collaboratori da più di nove anni. Quest’anno è stata la volta della “Patologia clinica dell’età avanzata”, e, nonostante non sia una novità, abbiamo invecchiato una modella facendola diventare un’affascinante anziana signora. Il risultato è sempre interessante, perchè tutti siamo curiosi di sapere come saremo da vecchi. Nel cinema capita spesso di truccare gli attori facendoli invecchiare di 30, 40 anni. Ricordo Mediterraneo, quando Diego Abatantuono, (il sergente Nicola Lorusso) e Giuseppe Cederna si ritrovano anni dopo, o l’invecchiamento in Baaria della signora che pulisce le scarpe del marito…. Ci incuriosisce e ci spaventa. Perchè il tempo che invecchia la pelle, ci riempie di rughe, ci bombarda di macchioline, ci appesantisce le guance, ci raggrinzisce le palpebre e ci fa perdere i capelli sembra essere impietoso, ma accompagna anche tutta una vita di ricordi e di significati, così da diventare curiosamente affascinante.

www.simel.it

_ ideazione e realizzazione grafica depliant convegno / buste spedizione / poster presentazione / badge personalizzati

Terme Recoaro o Recoaro Terme?

Terme Recoaro, Recoaro Terme. È sempre stato il dilemma, così l’ho fatto diventare il marchio delle Terme di Recoaro situate a Recoaro Terme. Sempre confusi il Compendio con il nome del paese, le Terme di Recoaro decidono il rilancio e mi incaricano di seguirne l’immagine coordinata e la personalizzazione degli eventi. Un lavoro stimolante. Una sfida difficile ma per questo presa con impegno e dedizione. Il risultato? Due eventi, un catalogo, uno spot televisivo, una quasi campagna di affissioni, cartelline, penne personalizzate, blocchi e un quasi calendario. Qualità marchiata Terme Recoaro Recoaro Terme. Risultato del risultato? Bella domanda. Tante energie buttate al vento? Questo non lo credo. Credo che ci sia una grande difficoltà a rilanciare i marchi indeboliti dal tempo. Vi ricordate Best Company? Americanino? El Charro? Marchi noti, che hanno avuto momenti di grande successo, ma indeboliti fino ad essere da considerare fantasmi di un passato glorioso, dimostrano che è quasi impossibile rinascere da un’immagine sgretolata e debole. Soprattutto se fatta di grande identità dimenticata negli anni. E così Recoaro. Dall’Acqua alle Terme senza passare dal via. Speriamo che almeno questo sia servito a non far più confondere il compendio Terme Recoaro con il paese di Recoaro Terme.

terme di recoaro maggio 2010

 

 

La rete del successo

Per noi non è certo una novità scoprire che il successo di un prodotto o di un’azienda passa per la rete; di esempi in tal senso ce ne sono veramente tanti ma uno in particolare sembra confermare questo assunto: il caso moleskine. Se non ne avete mai sentito parlare nessun problema, ve lo illustro brevemente: Moleskine è un brand di un’azienda milanese di taccuini, agende da viaggio, blocknotes, ecc. che sta avendo un grandissimo successo, a livello mondiale. Fin qui niente di strano, ma una domanda sorge spontanea: come mai nell’era della tecnologia e del digitale il taccuino sta avendo questo enorme successo?

Le chiavi del successo di Moleskine sono molteplici e vanno da scelte strategiche di marketing (p.e. i taccuini non si vendono più in cartolibreria ma nelle librerie) ad un nuovo design ma soprattutto nel corso degli anni l’azienda ha saputo sfruttare le potenzialità della rete riuscendo a creare una community numerosa e attiva di appassionati: scrittori, pittori, musicisti, creativi, ecc. La comunicazione moleskine si è quindi concentrata sulla rete dove è possibile dialogo e condivisione di scritti, schizzi, disegni, note… insomma tutto quello che si annota sul taccuino. Ecco quindi che i lavori dei “Moleskiners” sono stati raccolti e ne è stata fatta una mostra itinerante nelle principali città del mondo da Milano a Tokyo da Londra a Berlino; su Youtube, nel canale omonimo, troviamo video in cui sono presentati le realizzazioni e anche su Facebook, Flickr e  Twitter il rapporto con la community è molto attivo. Sul sito Moleskine, vero strumento di marketing, vengono forniti una serie di servizi per personalizzare il proprio taccuino, lanciate le iniziative creative ma soprattutto previa registrazione si possono condividere i propri Artworks, la propria creatività.

Tutto questo per dire che ormai le aziende non possono prescindere da una presenza web forte, ricca di servizi e soprattutto fortemente orientata al cliente, sia esso consumer o business. La relazione con il cliente è decisamente cambiata e gli investimenti su questi nuovi modi di comunicare non sono spesso valorizzati dalle aziende per il loro reale valore aggiunto. Chi ha capito però l’importanza dell’evoluzione sta sicuramente viaggiando ad una velocità superiore!

Casa nuova horror vacui

Dopo l’acquisto di una nuova casa, sembra quasi che scatti la paura dell’incompleto, l’horror vacui degli spazi. Proprio per questo, chi deve arredare la propria dimora tende ad arredare lo spazio al contrario. Parte dalla cucina, acquista un bel tavolo da pranzo con le sedie, un bel divano fronte monitor al plasma, e si dimentica dei veri elementi che arredano la casa: l’illuminazione, le tende e i tappeti. Immaginate uno spazio, con un bel lampadario di Flos disegnato da Achille Castiglioni (per esempio), delle belle tende in tono con un muro possibilmente non necessariamente bianco, e un tappeto di completamento non proprio economico. Capite come lo spazio ha già una sua identità compiuta senza esserlo definitivamente? Capite come ogni singolo elemento che verrà sucessivamente inserito nello spazio, vivrà perfettamente dell’ambiente che si è già delineato? Perchè vedere una casa praticamente gonfia d’arredo, senza tende e con le lampadine da 100 Watt che scendono dai fili elettrici scoperti, è veramente un sacrilegio. Tende, tappeto e una bella illuminazione ti permettono di acquistare piano piano, di cenare per terra, di guardare la tele su due cuscinoni, di assaporare il momento della costruzione del proprio habitat senza l’ansia del vuoto, ma con la voglia di scegliere, con calma, il giusto elemento d’arredo che potrebbe durarvi per tutta la vita.

Il gusto è soggettivo: ma il fottutogusto no!

Mi trovo spesso a discutere di estetica (è un settore della filosofia che si occupa della conoscenza del bello naturale e artistico, ovvero del giudizio di gusto) e di rendermi conto che il gusto è soggettivo solo ed esclusivamente per chi non ce l’ha!

Quando ad una persona gli si dice “eh, ma tu hai gusto”, gli stiamo confermando che è capace di scegliere in base ad un canone che non è poi così soggettivo, altrimenti perchè si dovrebbe dire così! O più precisamente si dovrebbe dire “eh, ma tu hai gusto TUO”, ma non avrebbe più senso. Ribadisco il concetto. Dicendo “eh, ma tu si che hai gusto” intendiamo che la persona in questione è in grado di selezionare, scegliere, captare, nel modo di vestire, nel modo di arredare o in altri campi, cose che un’altro non sarebbe in grado di vedere. Infatti, si parla di sensibilità. La capacità di scegliere le cose più belle*, gli abbinamenti migliori, i colori, la macchina, un fiore, un profumo, una casa, un regalo, fare un albero di natale, selezionare i cibi, acquistare un vino, selezionare musica, fanno tutte parte del gusto, cioè della sensibilità che una persona ha o non ha per le cose belle*. E queste, cari amici (o nemici), non sono discutibili. Una persona può dire di Monica Bellucci o Charlize Theron che a lui personalmente non piace, ma non può dire certo che è brutta. Infatti, quando si dice “a me non piace” intendiamo che non ci emoziona o non ci emana nulla se non la bellezza* fine a se stessa, che, tra l’altro, non a tutti fa lo stesso effetto. Ma quello che mi preme domandarvi è: perchè quando una persona senza gusto estetico, cioè il 95% delle persone, ha difronte una persona riconosciuta con gusto, non si arricchisce di questa capacità innata e rimane chiuso nella sua mancanza di fiducia in chi potrebbe consigliarlo o educarlo? Perchè, le persone con gusto, quelle alle quali diciamo “eh, ma tu si che hai gusto” non vengono mai ascoltate fino in fondo? Perchè non ci si fida? Perchè non si impara vedendoli all’opera? Perchè?

PERCHÈ, IN FONDO, OGNUNO FA QUELLO CHE GLI PIACE!

E sapete chi fa in genere quello che gli piace? I bambini.

*bellezza: La bellezza è una qualità delle cose percepite che suscitano sensazioni piacevoli che attribuiamo a concetti, oggetti, animali o persone nell’universo osservato, che si sente istantaneamente durante l’esperienza, che si sviluppa spontaneamente e tende a collegarsi ad un contenuto emozionale positivo, in seguito ad un rapido paragone effettuato consciamente od inconsciamente, con un canone di riferimento interiore che può essere innato oppure “acquisito per istruzione o per consuetudine sociale”.


Le foto che ho scelto sono la dimostrazione di come, chi ha una incredibile sensibilità estetica, riesca a trovare la bellezza anche su soggetti che “guardando i canoni di riferimento” sono ritenuti brutti, filtrarli e renderli straordinariamente belli, come lo scatto stesso. Foto di Richard Avedon

Aspettando le risorse…

Leggendo il titolo del post, più di qualcuno si chiederà il motivo per cui ho deciso di parlare del “valore della qualità del servizio” proprio in questa categoria del blog. La questione, per chi si occupa di comunicazione web e non solo, è direi quotidiana: le aziende danno sempre il giusto valore ai progetti sviluppati su internet? La risposta è… quasi mai! Molte aziende italiane ( in ritardo rispetto agli altri nostri cugini europei per non parlare degli americani!) hanno “rincorso internet” in malo modo e, purtroppo, continuano a farlo. Si creano grandi aspettative ma puntualmente molte vengono deluse dai risultati raggiunti.

E’ così per i diversi progetti web che le aziende sviluppano: dai siti aziendali a quelli di commercio elettronico, dai blog ai social network. Ma la questione è: perchè la maggior parte delle aziende non raggiunge i risultati attesi? La risposta che generalmente le aziende si danno è che è colpa dell’agenzia o del professionista che ha realizzato il progetto (non è competente). Ma è veramente così? io dico di no; e lo dico con ragione perchè ho avuto diversi riscontri contrari nel corso della mia vita lavorativa.

Mai come in questi ultimi anni il mondo internet si è evoluto e gli internauti sono sempre più esigenti di contenuti interessanti, funzionalità e servizi a valore aggiunto.  Detto questo è evidente che il ruolo dell’azienda è focale. E’ impossibile pensare che un sito web, un blog aziendale o un ecommerce funzioni semplicemente perchè esiste ed è online: se le aziende non si mettono in testa di dedicare risorse (persone, investimenti e contenuti) a questi progetti allora è evidente che non funzioneranno mai.

E’ bene che le aziende comincino a pensare che internet e le nuove tecnologie devono essere intesi come progetti strategici e come tali necessitano di risorse dedicate.  Chi l’ha fatto i risultati li vede!

Brand supremacy vol.1

La passione per i marchi mi fa pensare di essere a tutti gli effetti un esperto. Magari aver realizzato potenzialmente il più versatile e riconoscibile marchio di tutti i tempi può confermare la mia convinzione,……ma questa è un’altra storia* Mi sono sempre chiesto come un pensiero, un’ideologia, più significati potessero condensarsi all’interno di una forma grafica, di un segno. E come questo, a sua volta, potesse diventare Brand, cioè veicolo di traino per un prodotto.

Quindi ho deciso di studiare i marchi che sono diventati simboli, e i simboli che sono diventati marchi, sostituirli ai normali veicoli di divulgazione rendendoli, a volte ridicoli, a volte tremendamente drammatici.

Ne ho scelti quattro, tra marchi e simboli, che avessero una esecuzione grafica indiscutibilmente efficace, semplice, leggibile e riproducibile (ESLR brand efficience system):

La mela, logo Apple che diventa simbolo di computer e tecnologia.

La croce, simbolo della religione cattolica che diventa Brand.

Le due C di Chanel, marchio di abbigliamento, accessori e profumi che diventa simbolo dello stile e della Moda.

La svastica, simbolo del terrore e di una folle ideologia politica emblema del partito nazionalsocialista, che diventa Brand.

Lo swoosh, logo Nike che diventa simbolo dello Sport.

Il sottile pericolo di un “grande” marchio

“Vietato scendere”

Nike è la dea greca della vittoria. Un marchio che all’inizio degli anni settanta è già nato ma sonnecchia, qualche vagito mentre si scaldano i primi rappers della New York più povera, artistica e colorata… una manciata di energia e graffitismo, il desiderio di riscatto della comunità afro mentre inizia la presidenza di Ronald Reagan. E’ l’America del sogno, dell’edonismo, dell’avidità, di Wall Street simbolo e ombelico del mondo. Nike assolda Micheal Jordan: un meraviglioso atleta di colore, il genio sportivo nel suo DNA, si libra nell’aria per fare canestro e rimane sospeso per dieci secondi. Il tempo di mostrare che indossa un paio di air jordan ovviamente firmate Nike. In breve tempo Jordan diventa il cestista più forte del mondo e ad Harlem si inizia a sparare per avere un paio di Nike, air Jordan. Questo è il pericolo che si corre quando, al fine del fatturato, si vuole vendere l’idea di un sogno. Indossare un paio di scarpe per essere come lui. Ma non sono state le “nike” a fare Michael Jordan, è Michael Jordan che ha “fatto” le nike.

Un marchio non può, eticamente, trasmettere un’idea di sogno. Il sogno è perfetto, quindi inumano e troppo pericoloso.

Anche adesso, trent’anni dopo, Nike non è ancora stanca di trasmettere l’idea dello sportivo perfetto, del dio greco, dell’eroe di Maratona. Ma siamo stanchi noi.

Gli dei non erano perfetti e invidiavano l’uomo perchè era mortale. Quindi ogni attimo della sua vita era unico e irripetibile. Mentre gli dei, condannati immortalmente nell’Olimpo, non davano nessun valore al tempo.

Evviva quei marchi che inneggiano all’uomo e alla sua imperfezione.

Sono reali,vitali, sportivi…

Choc ADV

Da diversi anni si discute della campagne pubblicitarie choc, dell’advertising o della comunicazione sociale che utilizza immagini forti, al limite del buon gusto, in qualche caso immagini violente, crude o con forti riferimenti sessuali. Alcuni fotografi e agenzie hanno fatto la loro fortuna comunicando in questo modo, certo, ma viene da porsi una domanda: esiste un limite oppure tutto è permesso? è vero che al giorno d’oggi emergere e distinguersi dagli altri è difficile e si deve necessariamente provocare od offendere la sensibilità di qualcuno?

L’argomento non è di facile trattazione perché se si è contro questo tipo di campagne di comunicazione si viene etichettati come bacchettoni, viceversa se sei favorevole sei insensibile, anarchico o peggio un maniaco! E qui si innesta la discussione, il polverone, lo sdegno di qualcuno e l’arroganza intellettuale di qualcun altro… il tutto poi porta inevitabilmente la discussione sui giornali, sulle radio e sulle tv nazionali e, in qualche caso internazionali, e quindi al successo della campagna.

Allora cerchiamo di vedere la questione da un altro punto di vista, abbandoniamo l’ipocrisia che spesso ci appartiene, lasciamo stare le discussioni causate solo per il gusto di discutere e dividersi e proviamo a cambiare punto di visione. Le aziende, gli enti, le associazioni o i fotografi vogliono provocare esattamente quello che si verifica ogni volta: choc e quindi il successo dell’iniziativa. Ma chi crea questo successo se non coloro che alimentano la discussione? E qui mettiamoci dentro i giornali, le televisioni, le radio ma… ma anche noi tutti che ci schieriamo dall’una o dall’altra parte. Immaginate per un solo momento se queste campagne pubblicitarie venissero ignorate o considerate come le altre e se coloro che tanto le criticano non gridassero allo scandalo: con buona probabilità non si avrebbe tutto questo clamore e forse verrebbe meno il successo dell’iniziativa.

E’ per questo motivo che non mi sento di colpevolizzare aziende, enti, associazioni e fotografi, anzi, fanno benissimo se riescono ad aumentare la notorietà di un brand, ad evidenziare un problema sociale, ad aumentare le vendite o a far parlare di una questione che i perbenisti, di cui la società è piena, tendono a nascondere. Il problema è che siamo noi, persone, consumatori e utenti ad avere una mente conformata e addormentata, si proprio così.

Allora sveglia! Non offendiamoci per una foto di Oliviero Toscani o per il porno soft di Tom Ford, o per la campagna choc contro l’AIDS… siamo noi che creiamo questo modo di comunicare e i promotori di queste campagne lo hanno capito perfettamente: sveglia gente!

Bella foto del Cauz!

Devo averlo conosciuto circa 13 anni fa, e, nonostante non abbia mai lavorato con il fotografo Marco Cauz, ci siamo piaciuti (professionalmente) subito. Fatto sta che ogni tanto vado a vedere i suoi lavori che trovo sempre dinamici, tecnicamente perfetti. Un omaggio a Marco e un saluto con l’augurio che ci sia in effetti, la possibilità di lavorare assieme.

www.cauz.com


“Artvertising”, l’arte che si vende

L’Arte moderna e la Pubblicità nascono e crescono insieme… con la rivoluzione industriale, con l’aumento della produzione di merci e lo sviluppo del consumismo s’imposta il modello pubblicitario che noi tutti siamo abituati a vedere. La pubblicità ha coinvolto e continua a coinvolgere numerose discipline diverse, dagli artisti ai registi famosi, un fenomeno, dunque che ha interessato numerose industrie che sapientemente hanno iniziato ad investire numerosi capitali e persone nel suo sviluppo. Lo scopo della pubblicità non si è fermato solo alla comunicazione del prodotto al pubblico ma l’obiettivo principale è quello di vendere il proprio prodotto, richiamando l’attenzione su di esso, condizionando le scelte dei consumatori, incoraggiandoli al desiderio d’acquisto di quel preciso prodotto; detto questo possiamo quindi dire che la comunicazione pubblicitaria nasce e si sviluppa parallelamente alle esigenze economiche, sociali, politiche e culturali di un paese. Numerosi gli artisti che utilizzando noti beni di consumo nelle loro opere sono riusciti ad avvicinare due mondi apparentemente tanto diversi, quello del commercio e quello dell’arte, uno su tutti Andy Warhol che con la sua Pop Art ha sancito l’incontro tra arte e cultura dei mass-media.

Ma possiamo citarne altri come il futurista Depero, con la sua opera “artistico-pubblicitaria” del Campari, egli infatti dedicò moltissima attenzione allo studio e alla composizione dei marchi, inserendo intelligentemente nelle sue creazioni gli elementi futuristi che lo contraddistinguevano non tralasciando però l’importanza del marchio. Molte sono anche le aziende che per sponsorizzare i loro prodotti si affidano ai grandi registi del cinema internazionale, come ha fatto Chanel per il lancio dell’ultimo profumo ‘Bleu’, realizzando un corto per la regia di Martin Scorsese. Arrivati a questo punto potremmo chiamarla anche “artvertising” perchè riesce ad inserirsi nelle nostre giornate, nei nostri momenti e nello stesso nostro modo d’essere. Arte, marketing e pubblicità diventano per noi “ linguaggio“ , diventano un modo per comunicare, per ricordare e per semplificare la complessità della realtà sociale.

Valentino Rossi: creatore di marchi

Quello che vorrei trattare in questo spazio è la straordinaria possibilità che qualsiasi forma grafica o denominazione possa diventare inesorabilmente un brand, un marchio di fabbrica, un elemento distintivo pieno di significati e valori.

Quello che voglio asserire (affermare con certezza) è che certi “elementi grafici”, certe “parole” o “acronimi” si caricano di talmente tanta forza espressiva da supportare senza problemi un prodotto rendendolo riconoscibile e vincente sul mercato. Un esempio: Valentino Rossi già uomo prodotto testimonial di molti altri marchi (Dainese, Monster Energy Drink, Imatra Sunglasses…), senza volerlo ha coniato altri marchi potenzialmente molto forti. Il primo è sicuramente il 46 (46: il denaro _’e sorde) cioè il numero che lo accompagna già dal ‘96 nella classe 125. Graficamente molto giovane dai colori distintivi (il giallo e il blu), è già sul mercato supportato da prodotti che vanno dalle T-shirt ai bracciali in acciaio e caucciu. L’altro brand è sicuramente il WLF che, al di la del significato più o meno “goliardico” che volesse dare Valentino Rossi, può sicuramente marchiare un prodotto. Il fatto che abbia un testimonial d’eccezione e che sia facilmente riconducibile ad una frase che spesso si usa durante i brindisi fra uomini lo rende particolarmente memorizzabile e giocoso. Il “The Doctor” è il terzo. Personalmente l’ho sempre trovato brutto e per niente vicino all’immagine di Valentino, però, se dovesse marchiare prodotti ortopedici per gli anziani, probabilmente, potrebbe anche funzionare.
Quindi, quando un’azienda si decide di creare un marchio, farebbe bene, invece di scervellarsi nell’unire in nomi dei soci in acronimi illeggibili, di utilizzare il nome della compagna o della nipotina o di scopiazzare marchi già esistenti, di scrutare l’orizzonte, perché sul mercato, di marchi ce ne sono tanti che stanno aspettando solamente un prodotto per diventare “BRAND” a tutti gli effetti.

Nucleare al vento…

In THE WEATHER MAN un uomo della troupe a Nicolas Cage dice: “È vento amico, soffia dappertutto”.

C’è chi le reputa brutte, come se fosse l’estetica l’obiettivo di installare pali alti 120 metri, e chi invece pensa siano la soluzione al fabbisogno di energia che tutti noi abbiamo giornalmente. Resta il fatto che l’unica controindicazione alle pale Eoliche e ai loro sostegni è lo smaltimento di questi bestioni con lame che arrivano fino a 90 metri in un futuro non così lontano, ma che, in confronto alle controindicazioni derivanti dalle Centrali Nucleari, forse, non sarebbero nemmeno da valutare. In ogni caso, io so perfettamente di avere un continuo bisogno di energia e, meno questo bisogno distrugge l’ambiente circostante e meglio stò. Quindi, quando ho dovuto lavorare per creare marchio e immagine coordinata di Italtech Wind ho pensato che fosse un modo per comunicare una buona cosa. Voglio dire che se un’azienda mi avesse chiesto di pubblicizzare la sua centrale nucleare, avrei rifiutato categoricamente, perchè non voglio essere complice di “soluzioni energetiche” che rischiano di sterminare il mondo. Voglio far riflettere con un esempio. È come se avessero inventato l’Aspirina con scritto nelle controindicazione che può, ripeto può in rarissimi casi portare alla necrosi ischemica e successivamente alla morte. Io vorrei sapere il pazzo che la prenderebbe in considerazione sapendo che la controindicazione è molto più grave della condizione in essere. Forse non è pazzia, perchè ci verrebbe somministrata* come ti “somministrano” vicino a casa una Centrale Nucleare.

*somministrare [som-mi-ni-strà-re] (somminìstro)
1 Dare, assegnare, distribuire, fornire, svolgendo una funzione o un compito specifico: s. l’eucarestia; il medico somministra le medicine al malato; s. denaro, viveri e cure ai senzatetto
‖ estens. Fornire qualcosa di utile: si erano pasciuti delle erbe e della frutta che la terra e gli arbori somministravano loro_ G. Leopardi

www.italtechwind.it

_ideazione e realizzazione grafica depliant / progettazione e realizzazione grafica immagine pubblicitaria

 

ALTERA VOL. 1

Altera è brand solo incidentalmente. Così come è brand un modo di camminare, un profumo che inonda la sala, una seduzione spontanea. Dove sta il limite tra un’immagine e un modo di vedere le cose? Il limite c’è dove lo si vuole tracciare. Altera non traccia limiti e non vuole nemmeno porsi significati. E’ un fatto esistente. E si limita ad esistere. Prova a gettare un sasso nell’acqua. Provaci ancora. Cerchi numerosi e sempre più ampi segneranno la superficie e disegneranno lo spettro visivo. Lo spettro emotivo, labile e in perpetuo cambiamento.

Perchè cambiare è muoversi. Altera si muove attorno a te, ed attorno a sè. Identità forte perchè non progetto, non speculazione, non cometa illusoria. Al cuore non si comanda. Al cuore però si deve parlare di più. E lasciare che la casa del cuore sia comoda, intrigante, viva,

snella e riconoscibile. Altera è la casa dei sensi. Come magia in divenire, lascia scie di se stessa ovunque passi. Prova a guardare attorno a te. Mangerai Altera, toccherai Altera, vestirai Altera e parlerai di Altera proprio come accade quando si respira, quando ci si disseta, quando si saluta l’amico nella strada affollata. Un modo di vedere le cose. Un modo di permeare il proprio quotidiano fatto di oggetti, valori, gusti, affetti che tra loro interagiscono come in una specialissima messa d’intenti. Altera sei anche tu. Che getti sassi nell’acqua e annusi aromi nuovi.

Altera cerca chi riconosce Altera. Per crescere, realizzare, sognare, lavorare assieme.

Comprendendo ciò che comprendere si può.

Guardati attorno, e sarai a casa.

Marco Ghiotto_9.6.9

Ogni anno la cioccolata* risorge

La Pasqua è la principale festività del cristianesimo. Essa celebra la risurrezione di Gesù, e la celebra con un uovo*.

“L’uovo è sempre stata una figura dai marcati tratti simbolici sin dai tempi antecedenti al sorgere della religione cristiana. Le uova, infatti, hanno spesso rivestito il ruolo del simbolo della vita in sé, ma anche della sacralità, anche molti millenni avanti Cristo: secondo alcune credenze di molte religioni pagane e mitologiche del passato, il cielo e il pianeta erano considerati i due emisferi che andavano a creare un unico uovo, e le uova costituivano la vittoria della vita.”_fonte Wikipedia

Sarà la mia mancanza di fede, sarà la consapevolezza che ogni festività è un buon pretesto per acquistare e vendere di più, che mi sono reso conto di voler sintetizzare la Pasqua con un’immagine che racchiudesse il bisogno di credere in qualche cosa e il desiderio ogni anno di far rinascere la voglia di cioccolato nel bel mezzo di una resurrezione. L’uovo di Pasqua…..e con il tuo spirito.

“Il cioccolato (o la cioccolata e, talvolta, anche la cioccolatta) è un alimento derivato dai semi della pianta del cacao (Theobroma cacao L.) diffuso e ampiamente consumato nel mondo intero. È preparato a partire dal burro di cacao (la parte grassa dei semi di cacao) con aggiunta di polvere di semi di cacao, zucchero e altri ingredienti facoltativi, quali il latte, le mandorle, le nocciole o altri aromi. Il cioccolato viene prodotto nelle forme più svariate; la più comune è la tavoletta, ma, sia industrialmente che artigianalmente, il cioccolato viene modellato in forme diverse, specie in occasione di ricorrenze o festività – come nel caso delleuova di Pasqua. Alcuni studi sembrano confermare che il consumo frequente di cioccolato possa condurre ad una particolare forma di dipendenza detta, per analogia con l’alcolismocioccolismo.[1] 

 

Brandlab: creativi tra oro e pietre preziose

Altro marchio altra corsa. Questa volta un nome e un segno grafico in collaborazione con la Fiera di Vicenza, per il padiglione meno conosciuto della fiera dell’oro , ma non per questo poco interessante. Uno spazio dedicato a chi propone servizi creativi per le aziende orafe, dal packaging alla grafica, dal design alle casseforti personalizzate. E così nasce Brandlab che bene si sposa con l’immagine di Choice e che si differenzia dal resto senza esagerate forme grafiche. Un color zucca, un taglio di vuoti e pieni, et voilà!

_ ideazione e realizzazione grafica logo Brandlab / personalizzazione interna padiglione brandlab / visual merchandising

Non è un paese per vecchi

Citazione

È stato discusso molto sulle potenzialità di questo luogo, delle sue fonti e del loro futuro, senza probabilmente capire che, come molte cose, il “brand” Terme di Recoaro nel tempo è diventato pesantemente sinonimo di vecchio, umido, decadente, dal passato glorioso, e talmente  radicato, da rendere molto complessa qualsiasi operazione di riposizionamento del marchio. Ma uno dei problemi principali era quello di capire perchè un “paese di montagna” com’è Recoaro Terme”, riviva solo d’estate per poi tornare nel letargo più assoluto in inverno. E così si pensò ad uno slogan: “non è un paese per vecchi”. Una provocazione che avrebbe suscitato grandi discussioni, ma che sarebbe servita per far capire ai residenti, che il concetto di vecchio non è certo riconducibile all’età, ma ad uno spirito scarico di interessi e di voglia di novità. E così Recoaro resta un paese per vecchi (come concezione naturalmente), senza provocazioni e senza soluzioni. Ma un “prodotto” trasversale da proporre al Compendio e al paese per slegarsi immediatamente da questa aura di grigiore esiste: qual’è infatti, l’unico veicolo che traina la gente senza un vero e proprio posizionamento? Lo sport.

Immaginandomi una gara di Mountain Bike tra le strade del paese, una mega pedana da skater, un percorso trial all’interno dei boschi, mi vedevo anche i bar e gli alberghi assaltati da questi ragazzi non così attenti alla forma e all’estetica, ma soprattutto alla sostanza, che “riposizionassero” il luogo, che lo ringiovanissero, che lo rallegrassero facendo sembrare le cose ogettivamente grigie di questo luogo, perfino caratteristiche. Per riuscire a realizzare certe cose, ci vorrebbe mentalità e la filosofia del why not, e non certo del yes butter. Interessanti incontri con l’architetto Goncalo Byrne e con il paesaggista Joao Ferreira Nunes per la presentazione di un master plan fantascientifico e un incontro con Matteo Marzotto organizzato dall’Amministratore Unico delle Terme Arrigo Abalti, per discutere appunto della possibilità concrete di rilanciare le Terme di Recoaro, sono sembrati luci di un’antico splendore che troppo in fretta si sono rispente per lasciare spazio alla malinconica lotta impari tra i sogni e la dura realtà.

Non ho parlato di tutte le peculiarità delle acque termali, della loro straordinarietà e dei loro benefici, proprio perchè ormai talmente sfruttati da essere inefficaci. Forse anche perchè sono le uniche Terme dove non puoi farti il bagno. Ti puoi far curare facendo inalazioni e immersioni in piccole vasche da bagno, ma niente immagini di persone che si coccolano l’acqua bollente al gelo dell’inverno con alte nuvole di vapore. E così penso di evitare di usare questo punto come elemento di forza per far accorrere persone da tutta italia, e ritorno a parlare di idee trasversali che trainano le Terme facendole vedere sotto un’ottica diversa, o solamente facendole diventare un paese per tutti.

_ideazione e realizzazione grafica logo Terme Recoaro Recoaro Terme / organizzazione e personalizzazione evento presentazione Master Plan / ideazione e realizzazione depliant istituzionale / immagine coordinata / progettazione sito internet / progettazione mini spot televisivo / direzione artistica servizio fotografico _ foto Ruggero Zigliotto


 

2011: Leodari al “verde”

Se non avete ricevuto il CALENDOTOTEM 2011 di Leodari Pubblicità, probabilmente avete frainteso il titolo, altrimenti sapreste bene che il 2011 al “verde” significa solamente che la volontà dell’azienda è di credere in un mondo migliore e pulito, e non di certo riferito a difficoltà economiche molto lontane dalle condizioni reali di un’azienda che da sempre (beati loro) vive in una condizione economica molto favorevole. Leodari Pubblicità così, nell’augurarvi uno straordinario 2011 pieno di soddisfazioni, salute e serenità, ha deciso di trasmettere un messaggio che è sempre rimasto vivo nella mission aziendale: l’ossessione per il verde, dai significati che trasmette il colore ad un’attenzione particolare all’ambiente.

www.leodari.com

_personalizzazione e realizzazione grafica Calendototem Leodari Pubblicità / foglio istruzioni / ideazione e impaginazione grafica calendario